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UFO – CASO GEORGE-VALDAR


Quello che vi propongo è un caso che è stato molto discusso, e per la sua stranezza, ho avuto qualche perplessità se proporlo alla vostra attenzione; poi ho deciso…; starà a voi giudicare. Il protagonista è un certo F. Edwin, sudafricano della città di Pine Town, vicino a Durban, che divise l’abitazione per due anni con un collega, certo George. Gorge (si scoprì in seguito) proveniva dal pianeta Koldas, uno dei dodici pianeti che compongono una Confederazione situata in un universo parallelo. Non fu una persona creata dalla fantasia, perché colleghi di lavoro, il libro paga, lo scrittore Carl Vlierden che scrisse proprio un libro sul caso e molti altri investigatori, lo conobbero personalmente. Nonostante fosse alto due metri, un’intelligenza fuori della norma, una forza fisica strepitosa, nulla però faceva presupporre che non fosse un comune “mortale”. Torniamo all’anno 1960: è notte, Edwin e George stanno pescando. Rompendo il silenzio, George chiede se crede la Terra l’unico pianeta abitato da esseri intelligenti. Come risposta ottiene: “Certo, è possibile…; ma non m’interessa! Taci. Pensa a pescare…”. Alcuni giorni dopo ecco che George ritorna sull’argomento: “Ti convinceresti dell’esistenza d’altri pianeti se descrivessi l’interno di una nave stellare?”. “Certo, se però la vedessi chiaramente e fossi sicuro di non essere di questo mondo”, rispose Edwin. Con un sorriso l’amico conclude: “Bene! Questa notte andiamo a pescare. Passa a prendermi”. Appena arrivati sul luogo, George estrae dallo zaino un minuscolo apparecchio radio (simile ad uno di quelli fabbricati nella ditta in cui lavoravano), e allunga due strane antenne. Immediatamente ne scaturisce una strana voce in lingua incomprensibile, e George dice a Edwin: “Vedrai che nei prossimi 15 minuti un UFO ci sorvolerà”. Trascorsi poco più di 10 minuti, una luce all’orizzonte che si dirige verso loro a gran velocità. In un baleno è sopra le loro teste, a bassa quota; la radio continua a trasmettere con segnale forte. L’UFO si ferma sopra loro; George chiede a Edwin di prestare attenzione e in un inglese perfetto dalla radio si ode: “Edwin, ti parla Wy-Ora, il comandante. Colui che ti affianca e che tu chiami George, non si chiama così; il suo vero nome è Valdar, uno di noi, che si trova sul vostro pianeta per portare a termine una missione esplorativa”. Il comandante proseguì il suo discorso su l’attività degli extraterrestri sulla Terra; poi gli chiese se accettava di dirigere un nuovo centro di supporto per le sue attività, supporto che si aggiungeva agli altri 300 già operativi sul pianeta. Edwin, passato lo stupore, non seppe dire di no e accettò; da quel momento nacque la “Base Q”. Le attività di questa base sono state studiate attentamente da molti investigatori del fenomeno UFO. Nel libro scritto di Carl Vlierden si menziona solo una parte del rapporto fra Edwin e Valdar, ma esistono migliaia d’ore registrate di conversazioni con gli esseri del pianeta Koldas a riguardo.. Dimenticavo di dire che ciò avveniva tramite un piccolo apparecchio radio (si accendeva solo al momento opportuno) donato da George a Edwin prima che un UFO, un giorno, lo raccogliesse sulla spiaggia per riportarlo al suo pianeta d’origine. Le autorità intervennero (anche se hanno sempre smentito); di fatto è che questi “uomini in nero” sequestrarono l’apparecchiatura, per altro inutile, perché le comunicazioni proseguirono tramite telepatia (il modo per riuscirci, fu insegnato da Valdar a Edwin tramite auto-induzione- trance). Ma cosa dicono, cosa si tratta in queste comunicazioni? Lo leggerete al prossimo appuntamento.


Giancarlo